Giornata mondiale contro la violenza sulle donne: numeri, contesto e spinta verso il cambiamento.
Ogni anno, il 25 novembre segna un’occasione internazionale per riflettere sul fenomeno della violenza contro le donne e per ribadire l’impegno a contrastarla in ogni sua forma. La violenza non è un fatto isolato: è la manifestazione estrema di una struttura culturale e sociale che normalizza il controllo, l’abuso e la subordinazione di genere. Negli sforzi per “smantellare il sistema patriarcale”, come già affermato da molti slogan e campagne, diventa indispensabile conoscere i numeri, comprendere le dinamiche e rafforzare soluzioni concrete.
Numeri globali e contesto nazionale
A livello mondiale, quasi una donna su tre (circa il 30 %) ha subito violenza fisica e/o sessuale almeno una volta nella vita. Le statistiche dell’UN Women evidenziano che si tratta di una cifra che mette in evidenza come la violenza di genere non sia un’emergenza sporadica, ma un fenomeno strutturale. Anche nell’Unione Europea, un’indagine mostra che circa il 30 % delle donne ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della vita, e circa il 17 % l’ha subita da un partner o da una persona di famiglia.
In Italia, le rilevazioni dell’Istat indicano che il 26,5 % delle donne ha subito violenza fisica o sessuale da parenti, amici, colleghi, conoscenti e, infine, sconosciuti. Nel 2024, i dati relativi all’accoglienza nei centri antiviolenza della rete D.i.Re: Donne in Rete contro la Violenza registrano 23.851 donne accolte complessivamente.
Dinamiche strutturali e sistema patriarcale
La violenza contro le donne si manifesta spesso in contesti di prossimità: partner o ex-partner, conviventi, familiari stretti. I dati indicano che la violenza “di genere” è largamente connessa a relazioni di potere in cui una parte esercita un controllo sull’altra, si intromette nella libertà di scelta, nell’autonomia economica o affettiva. L’Istat segnala che, fra le donne vittime di violenza da partner o ex, il 17,9 % ha subito violenza psicologica e il 6,6 % violenza economica.
Questo quadro conferma che la violenza non è solo fisica: è anche strutturale, cioè legata a modelli culturali che legittimano la svalutazione delle donne, il controllo, la riduzione della libertà personale. Da qui deriva l’importanza di parlare non solo di “violenza sulle donne” ma anche di “violenza di genere” come espressione di un sistema patriarcale da smantellare.
Quando si analizza il fenomeno della violenza contro le donne, diventa evidente che non basta intervenire solo sul singolo episodio: è necessario intervenire sulle cause profonde. Il patriarcato, inteso come l’insieme di relazioni sociali, culturali ed economiche che privilegiano il potere maschile e relegano le donne in condizioni di minorità reale o percepita, è il terreno su cui crescono i comportamenti di controllo, dominio e abuso. Smantellare questo sistema significa promuovere la parità effettiva fra i generi, ridefinire le relazioni affettive e sociali, rimuovere le barriere economiche e culturali che rendono le donne vulnerabili, garantire che le istituzioni riconoscano, prevengano e tutelino in modo adeguato.
Il 25 novembre non è solo una data simbolica: è un richiamo all’azione quotidiana. I dati ci dicono che la violenza contro le donne è un fenomeno persistente, complesso, radicato nelle strutture sociali. Ma ci mostrano anche che riconoscere queste radici è il primo passo per trasformare le cose. Occorre un impegno collettivo: politiche pubbliche efficaci, supporto a chi subisce violenza, educazione e formazione che coinvolgano uomini e donne, cambiamento culturale. In questo contesto, lo slogan “Smantelliamo il sistema patriarcale mattone dopo mattone” non è solo una frase: diventa una guida concreta.