Associazioni LGBTQ+ denunciano Meta: perché è importante - Connecting Spheres

Associazioni LGBTQ+ denunciano Meta: perché è importante

Negli ultimi giorni quattro associazioni francesi impegnate nella difesa dei diritti LGBTQ+ hanno presentato una denuncia formale contro Meta (la società che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp) e il suo amministratore delegato Mark Zuckerberg presso la Procura di Parigi, accusandoli di discriminazioni omofobe e transfobiche sulla piattaforma.  

Che cosa viene contestato a Meta 

Secondo le associazioni – tra cui nomi come Stop Homophobie, Mousse, Adheos e Familles LGBT – la denuncia riguarda le modifiche alle regole di moderazione dei contenuti introdotte da Meta negli ultimi anni. Tali cambiamenti, si sostiene, avrebbero di fatto eliminato o indebolito protezioni contro contenuti violenti, offensivi o discriminatori diretti a persone LGBTQ+, lasciando spazio a insulti, attacchi transfobici e omofobi che prima venivano rimossi o sanzionati. 

In particolare, le associazioni accusano Meta di: 

  • non rimuovere con prontezza commenti offensivi e stigmatizzanti verso persone trans o queer, nonostante le segnalazioni. 
  • Aver creato condizioni di discriminazione strutturale online, dove i contenuti omofobi e transfobici possono circolare liberamente. 
  • Aver reso più difficile per le vittime ottenere tutela e rimozione dei contenuti d’odio, con effetti concreti sulla sicurezza e sul benessere delle persone coinvolte. 

Le associazioni sostengono che queste nuove regole favoriscono un clima di odio “normalizzato” nei confronti delle persone LGBTQ+ nelle piattaforme più usate al mondo.  

Il contesto delle modifiche alle policy di Meta 

Questo episodio non nasce dal nulla: negli ultimi mesi Meta ha aggiornato le sue politiche di moderazione dei contenuti e ridotto la portata di alcune protezioni specifiche contro discorsi d’odio, in particolare per gruppi marginalizzati. Alcuni osservatori internazionali hanno definito questo fenomeno parte di un più ampio spostamento della piattaforma verso posizioni meno restrittive nei confronti dell’odio online, con potenziali ricadute negative soprattutto per le persone trans e non binarie.  

Un’analisi di settore ha evidenziato come, in passato, Meta avesse già eliminato alcune parti delle policy contro i discorsi d’odio rivolti a persone LGBTQ+ e persino rimosso riferimenti a tematiche trans o non binarie da alcune funzioni dei prodotti, riducendo così lo spazio protetto per questi contenuti.  

📍 Perché è una denuncia così significativa 

La denuncia è importante per diverse ragioni: 

  • Coinvolge una delle multinazionali più potenti del mondo digital, con miliardi di utenti attivi quotidianamente. 
  • Tocca il delicato equilibrio tra libertà di espressione e tutela contro discriminazioni: dove tracciare la linea quando si parla di discorsi d’odio contro gruppi vulnerabili? 
  • Mette in evidenza come le policy di una piattaforma globale non siano “neutre”, ma abbiano impatti concreti sulla vita delle persone che quelle piattaforme usano ogni giorno.  

Le associazioni francesi hanno chiesto che i tribunali valutino se Meta abbia violato leggi nazionali contro la discriminazione e se le sue regole incoraggino indirettamente o direttamente l’odio contro persone LGBTQ+. 

Un fenomeno che rispecchia una problematica più ampia 

L’azione legale contro Meta si inserisce in un contesto più ampio di critiche verso grandi piattaforme social su come gestiscono i contenuti legati a minoranze e gruppi vulnerabili. Già in passato gruppi per i diritti civili e organizzazioni per la tutela delle persone LGBTQ+ avevano accusato l’algoritmo e le regole di moderazione social di non proteggere adeguatamente gli utenti da hate speech e discriminazioni diffuse.  

In altri casi, anche organizzazioni internazionali di ricerca e diritti umani hanno evidenziato come la determinazione di cosa costituisce discriminazione o discorso d’odio non sia banale, soprattutto in un mondo digitale dove i confini tra libertà d’espressione e incitamento all’odio sono sottili ma cruciali. 

Cosa potrebbe succedere ora 

La denuncia presentata in Francia ora dovrà essere esaminata dalla magistratura parigina. Se dovesse proseguire, potrebbe aprire un precedente importante a livello europeo su come regolamentare la responsabilità delle grandi piattaforme digitali rispetto ai contenuti discriminatori. Inoltre, la vicenda potrebbe riaccendere il dibattito politico e normativo su come bilanciare la libertà di espressione con la protezione delle persone LGBTQ+ nei contesti online, anche a fronte di crescenti discorsi d’odio e microaggressioni digitali che influiscono negativamente sulla salute psicologica e sociale delle persone colpite.

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