2025 e diritti LGBTQIA+: un anno di resistenza, visibilità e battaglie aperte - Connecting Spheres

2025 e diritti LGBTQIA+: un anno di resistenza, visibilità e battaglie aperte

Guardando al 2025, una cosa appare evidente: per il mondo LGBTQIA+ non è stato un anno di stabilità, ma di forti contrasti. Progressi e arretramenti si sono intrecciati, spesso nello stesso contesto geografico o politico. È stato un anno in cui i diritti sono stati difesi con forza, ma anche messi apertamente in discussione.  

In molte parti del mondo, le persone LGBTQIA+ hanno continuato a chiedere riconoscimento, protezione e pari diritti, mentre crescevano movimenti politici e culturali apertamente ostili. Il 2025 ha quindi confermato una tendenza già visibile negli anni precedenti: i diritti non sono mai definitivamente acquisiti. 

Un quadro globale disomogeneo 

Secondo i rapporti di ILGA-Europe e Amnesty International, il 2025 ha mostrato un avanzamento molto diseguale dei diritti LGBTQIA+ a livello globale. 

In alcune aree, in particolare in Europa occidentale e in diversi Paesi dell’America Latina, si sono registrati passi avanti sul fronte delle tutele antidiscriminatorie, del riconoscimento delle famiglie omogenitoriali e dei diritti delle persone transgender. Tuttavia, questi progressi sono stati spesso accompagnati da una crescente reazione conservatrice, che ha fatto dei diritti LGBTQIA+ un tema di scontro politico. 

In altre regioni del mondo, invece, la situazione è rimasta critica o è addirittura peggiorata. In diversi Paesi dell’Africa, dell’Europa orientale e dell’Asia, l’omosessualità continua a essere criminalizzata o fortemente stigmatizzata, mentre la libertà di espressione delle persone LGBTQIA+ viene limitata. In questi contesti, anche solo esistere apertamente resta un atto di coraggio. 

Europa: diritti sotto pressione 

All’interno dell’Unione Europea, il 2025 ha messo in luce una frattura sempre più evidente tra Stati membri. Da un lato, le istituzioni europee hanno ribadito l’impegno per l’uguaglianza e la lotta alle discriminazioni, finanziando progetti, approvando risoluzioni e intervenendo contro pratiche discriminatorie. Dall’altro, alcuni Paesi hanno continuato a introdurre o mantenere misure restrittive, soprattutto in materia di educazione inclusiva, diritti delle famiglie arcobaleno e accesso alle cure per le persone transgender. Questo scenario ha dimostrato che il riconoscimento formale dei diritti non basta: senza un’applicazione concreta e senza un clima culturale favorevole, le tutele rischiano di restare fragili. 

Le persone transgender al centro del dibattito 

Uno degli aspetti più rilevanti del 2025 è stato il ruolo centrale delle persone transgender nel dibattito pubblico. In molti Paesi, l’accesso ai percorsi di affermazione di genere, in particolare per le persone di minore età, è diventato terreno di scontro politico e mediatico. Nonostante il consenso scientifico e le posizioni di organizzazioni autorevoli come l’OMS, che riconoscono la diversità di genere come parte della naturale varietà umana, la disinformazione ha continuato a circolare con forza. 

Le conseguenze sono state concrete: aumento dell’odio online, marginalizzazione sociale e, in molti casi, maggiore esposizione alla violenza. Allo stesso tempo, però, il 2025 ha visto anche una crescita della visibilità e dell’attivismo trans, che ha portato al centro del dibattito temi come l’autodeterminazione, la salute mentale e il diritto al proprio corpo. 

Violenza e sicurezza: una questione ancora aperta 

Nonostante i progressi normativi registrati in alcuni Paesi, la violenza contro le persone LGBTQIA+ è rimasta un problema grave nel 2025. 

I dati raccolti da organizzazioni per i diritti umani mostrano come le aggressioni e i crimini d’odio colpiscano in modo sproporzionato le persone transgender, le donne trans, le persone migranti e quelle appartenenti a minoranze etniche. Anche gli spazi digitali continuano a essere luoghi in cui l’odio si diffonde facilmente, spesso senza adeguati strumenti di contrasto. In risposta, si è rafforzata l’attenzione verso un approccio intersezionale, capace di riconoscere come genere, orientamento sessuale, origine, classe sociale e status migratorio si intreccino nel produrre vulnerabilità. 

Visibilità, cultura e cambiamento 

Dal punto di vista culturale, il 2025 è stato un anno di grande visibilità per le narrazioni LGBTQIA+. Cinema, letteratura, serie TV e social media hanno dato spazio a storie più complesse e realistiche, superando in parte stereotipi del passato. La rappresentazione non è solo simbolica: numerosi studi dimostrano che vedere le proprie esperienze raccontate contribuisce a ridurre lo stigma e a favorire l’accettazione sociale, soprattutto tra le nuove generazioni. Tuttavia, questa maggiore visibilità ha anche alimentato reazioni ostili, segno che il cambiamento culturale resta un terreno conteso. 

A che punto siamo davvero? 

Il 2025 ci lascia quindi con una consapevolezza chiara: i diritti LGBTQIA+ sono oggi un tema centrale nei dibattiti su democrazia, libertà e diritti umani. Come ricordano le Nazioni Unite, il progresso non è mai lineare. Ogni diritto conquistato può essere messo in discussione se non viene difeso. Il 2025 non è stato un punto di arrivo, ma una tappa. Ha mostrato che le persone LGBTQIA+ non sono soggetti passivi, ma protagoniste attive del cambiamento, capaci di costruire reti, resistere e rivendicare dignità anche nei contesti più ostili. 

Uno sguardo al 2026: tra vigilanza e nuove sfide 

Il 2026 si preannuncia come un anno in cui sarà fondamentale difendere quanto conquistato, più ancora che ottenere nuovi diritti. Educazione, informazione corretta e alleanze tra istituzioni, società civile e comunità LGBTQIA+ saranno elementi chiave per contrastare la disinformazione e garantire che l’uguaglianza resti un principio concreto, non solo dichiarato. 

Più che una promessa di progresso automatico, il 2026 appare come un banco di prova: un anno che ci ricorderà, ancora una volta, che i diritti esistono solo se vengono esercitati, protetti e condivisi. 

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